Bolgia Melito. Gli infiniti perché di Carpentieri e le “commedie” del fronte anti Amente

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di Sossio Barra

 

Continua senza sosta la bolgia infernale che sta caratterizzando il dibattito politico in città. Negli ultimi giorni piovono a raffica le taglienti dichiarazioni di alcuni esponenti dell’opposizione melitese nei confronti del leader del Pd, Venanzio Carpentieri. Ma cosa è realmente successo e dove sta portando il putiferio del centrosinistra? Occorre innanzitutto fare chiarezza. Tutto è iniziato dal famoso manifesto “anti Amente” da parte delle minoranze finalizzato a tracciare il bilancio politico – amministrativo dei primi 6 mesi del sindaco in carica. E fin qui nulla di male. Ciò che risalta agli occhi di tutti è la mancata sottoscrizione del documento proprio di Carpentieri, oggi consigliere di opposizione. Apriti cielo. In città torna lo spauracchio del presunto accordo politico fra Amente e l’ex primo cittadino democrat. Ma è finita qui? Nemmeno per sogno. Carpentieri indice una conferenza stampa per chiarire i motivi che l’hanno portato a non condividere il documento prodotto dai suoi colleghi di opposizione. Ad una testata locale dichiara che “la quasi totalità dei sottoscrittori ha contribuito a far cadere la mia giunta. Forse qualcuno, dopo aver rivendicato quella scelta, ora versa lacrime di coccodrillo”. In ogni caso, “il giudizio del Pd dei 6 mesi iniziali dell’amministrazione Amente è senza dubbio negativo e non c’è nessun flirt o patto di non belligeranza per qualche tornata elettorale come scritto da alcuni organi di stampa”. Carpentieri continua sostenendo che “l’attuale sindaco ha sempre detto di sentirsi un allenatore di una squadra di giovani. Restando nella metafora calcistica, la squadra da lui allenata è rimasta negli spogliatoi”.  A rincarare la dose dopo le parole dell’ex segretario provinciale del Pd ci pensa Agostino Pentoriero, esponente di primo piano di Mdp, che dichiara: “Nessuna lacrima di coccodrillo. Dice che il Pd non preferiva nessuno dei due candidati al ballottaggio delle ultime elezioni? Beh, è lui a non essere gradito a tutta la cittadinanza, visto che non è arrivato nemmeno al secondo turno nonostante fosse sindaco uscente” e Pierino D’Angelo, ex candidato sindaco di Mdp, che seccamente dichiara che “al peggio non vi è mai fine”. In ultima istanza anche l’esponente di Dema nonché esponente arancione delle minoranze, Raffaele Caiazza, esprime il suo disappunto nei confronti di questa vicenda. Passato il terremoto politico c’è bisogno di un’analisi seria. Andiamo con ordine. Carpentieri ha dimostrato, almeno a parole, di voler essere alternativo ad Amente ed ai suoi colleghi di opposizione. Avete capito bene. Un isolamento sul piano politico senza precedenti che rischia di “allungare” la vita amministrativa al sindaco in carica. Amente non sta facendo altro che godere dei benefici della disgregazione del centrosinistra a Melito. Nulla di più. Nulla di meno. Ha vinto le elezioni sulle spaccature altrui, sui resti dell’esperienza targata Carpentieri. E sulla base di questi errori storici l’ex sindaco dem continua a voler tenere aperto il capitolo sulla fine della sua consiliatura rischiando fortemente di “contagiare” l’operato dell’opposizione. In altre parole Carpentieri non manifesta una proposta politica alternativa al documento redatto dalle minoranze. E sapete perché? Semplicemente non esiste. E se il centrosinistra continuerà a dividersi su sterili polemiche utili per il marciapiede, Amente potrà dormire sogni tranquilli fino alla scadenza naturale del suo mandato recitando la parte dello “spettatore non pagante” alle “commedie” del centrosinistra. Ad oggi il fronte “anti Amente” non esiste, dilaniato da personalismi che lasciano il tempo che trovano. Ora bisogna capire qual è la posizione del leader del Pd che ha dimostrato di vagare in un limbo senza uscita. Non siede fra i banchi della maggioranza ma critica i colleghi delle minoranze. Da che parte sta Carpentieri? Vuole continuare coi soliti isterismi buoni solo a destabilizzare l’ambiente politico oppure vuole decidere di chiudere definitivamente il capitolo sulla sfiducia e costruire un’alternativa seria con nuovi propositi? Farebbe bene a dirlo quanto prima. E alla svelta. Perché se il centrosinistra si disunisce, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ai posteri l’ardua sentenza.

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