Clp, assolto il manager: condannati gli imprenditori

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Dieci anni per l’imprenditore Antonio Piccolo, 6 anni per Claudio Schiavone, assolti invece i manager Cpl Concordia Roberto Casari, Giuseppe Cinquanta e Giulio Lancia. Questa la sentenza emessa dal giudice Francesco Chiaramonte del tribunale di Napoli Nord. Al centro della vicenda, nata dalle dichiarazioni di Antonio Iovine, detto O’Ninno, boss dei Casalesi, i rapporti con il clan di imprenditori e manager durante l’esecuzione delle opere per la metanizzazione effettuate in sette comuni dell’agro aversano. La Dda di Napoli, in fase di requisitoria aveva chiesto 12 anni per gli imprenditori, che rispondevano di concorso, e 8 per i manager della Cpl Concordia. Gli imprenditori Antonio Piccolo e Claudio Schiavone sono entrambi in carcere e devono rispondere di associazione per delinquere di stampo mafioso. Imputati e poi assolti gli ex dirigenti della Cpl, Roberto Casari, Giulio Lancia e Giuseppe Cinquanta. Il giudice Chiaramonte del tribunale di Napoli Nord , questa mattina ha tenuto un’udienza di approfondimento, chiesta 10 giorni fa, sul rapporto di uno degli imputati, l’imprenditore Piccolo, e il boss Michele Zagaria. Oggetto di chiarimento e’ stata la questione della rete citofonica abusiva che collegava i covi in cui Zagaria trascorse la sua latitanza, alle abitazioni dei suoi luogotenenti. Secondo il pentito Generoso Restina, uno dei vivandieri del boss, alcuni degli allacci dei citofoni passavano attraverso il deposito delle aziende di Piccolo. E infatti questa mattina e’ stato ascoltato un ispettore della Squadra Mobile di Napoli che indago’ proprio sulla rete di citofono collegati con i covi del boss. Secondo l’ispettore, fu trovato un filo in un muro di cinta che divideva la casa di Carmine Zagaria, fratello del boss, con il deposito di Piccolo. L’ispettore ha raccontato che 45 metri di cavi arrotolati furono trovati anche in un tombino esterno alla proprieta’ di Piccolo. L’ispettore pero’ non ha saputo chiarire, su domanda del giudice Chiaramonte, se quel corrugato rosso trovato nel muro che delimitava la casa di Carmine Zagaria con l’azienda di Piccolo uscisse proprio nella proprieta’ dell’imprenditore.

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