Emergenza baby gang. Minori sfidano lo Stato forti della loro impunità

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“Negli ultimi due anni si sono registrate 52 ‘stese’ in diversi quartieri di Napoli ad opera di giovanissimi e diversi minori si sono resi protagonisti di altre azioni violente, sicuri spesso della loro impunità”.

L’allarme è del procuratore generale di Napoli, Luigi Riello, che nel corso della sua relazione in occasione della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha affrontato il fenomeno delle cosiddette baby gang in più passaggi.

Sono state numerose le rapine con armi perpetrate ai danni di banche, supermercati, uffici postali da parte di minorenni spregiudicati che agiscono spesso a volto scoperto perché incuranti di essere identificati, tanto che ai rappresentanti delle forze dell’ordine che li fermano ripetono quasi sempre questa frase: “Non ci potete fare niente'”. E quanto ha ricostruito Riello.

“Siamo ben consapevoli che il dramma della violenza giovanile non si risolve solo con la falce della repressione e sul solo terreno processuale: sarebbe anzi miope – ha evidenziato – e sbagliato, ma anche stupido pensarlo, ma ciò non coincide affatto con l’affermazione dell’inutilità di tali risposte”.

Il Pg ha rilevato, inoltre, che “il vigente sistema punitivo, per certi versi indulgente, non sortisce effetti dissuasivi, alimentando il diffuso sentimento di impunità di minorenni e l’idea che possa essere conveniente coinvolgerli nella commissione dei reati”.

Il procuratore generale Riello non apprezza una visione “carcerocentrica” puntando su “misure alternative”. “Non credo – ha aggiunto – sia necessario abbassare l’età imputabile”, mentre si deve “modificare la normativa in materia di inosservanza dell’obbligo scolastico punita con una irrisoria pena pecuniaria”.

“Ritengo sia utile estendere il potere di arresto del minorenne da parte della polizia giudiziaria, oggi limitato ai delitti per i quali è prevista la reclusione non inferiore ai nove anni e le ipotesi di accompagnamento di minori colti in flagranza allo scopo di evitare che la polizia giudiziaria di sovente costretta a riaffidare il giovane alla famiglia pur di fronte a condotte particolarmente gravi quali la resistenza a pubblico ufficiale, lo spaccio di droga e la detenzione di arma da sparo”.

Le baby gang sono una pericolosa “evoluzione” del bullismo l’hanno definita le relazioni dei vertici della Corte d’Appello di Napoli all’inaugurazione dell’anno giudiziario.

E ad ascoltare i magistrati c’erano anche gli studenti, coetanei e spesso le prime vittime della incursione dei baby criminali.

Tra loro anche una rappresentanza del liceo Cuoco, la scuola di Arturo, il 17enne colpito alcune settimane fa con 12 coltellate e una scolaresca dell’Istituto tecnico economico Nitti, nel quartiere di Fuorigrotta. Le parole dei magistrati hanno fatto molto presa sugli studenti, presenti per la prima volta quest’anno alle cerimonie di apertura dell’anno giudiziario grazie ad un’intesa tra Csm e Miur.

“Siamo rimasti molto colpiti dalla notizie sulle baby gang – spiega Emanuele, studente dell’ultimo anno dell’Istituto Nitti – si muovono in gruppo e attaccano apparentemente senza un motivo. Molto spesso agiscono a volto scoperto, cercano l’affermazione, non hanno paura. Per questo il pg e il presidente della Corte d’Appello hanno sottolineato che bisogna agire sulle famiglie, oltre che con la repressione”.

E il sindaco di Napoli Luigi de Magistris si dice non d’accordo con Riello quando afferma che  “a Napoli l’egemonia culturale è in mano ai delinquenti”. E il primo cittadino attacca: “Sono parole profondamente ingenerose nei confronti della stragrande maggioranza dei napoletani che ha scelto di riscattare questa comunità, dei napoletani che sono diventati protagonisti del loro destino e che sono le vittime di pochi delinquenti”.

E aggiunge: “Oggi l’egemonia culturale a Napoli è fatta delle tante associazioni, dai comitati, dai movimenti sociali. Non vedo una Napoli al capolinea che si deve riscattare, ma una Napoli che si sta già riscattando”.

De Magistris ha invece spiegato di condividere “l’analisi di tutti gli altri intervenuti, compreso il procuratore generale, secondo i quali quella minoranza, pericolosa, allarmante e da non sottovalutare, dobbiamo sconfiggerla tutti insieme. Sono il primo a dire che c’è bisogno di più Stato per non interrompere questa rivoluzione culturale che solo noi sappiamo cosa ci costa ogni giorno. Serve il contributo di tutti e probabilmente anche un senso di autocritica da parte di tutti, io lo faccio tutti i giorni”.

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