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Boss scissionista ucciso a Terracina, presi mandanti ed esecutori

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Sono quattro le persone arrestate per l’uccisione avvenuta nel 2012 di Gaetano Marino, fratello di Gennaro (detto “O Mckey”) detenuto in regime di 41 bis per associazione di stampo mafioso e omicidio.

Dietro l’omicidio di Marino ci sarebbe la faida, in atto nel 2012 tra gli ‘Scissionisti’ di Secondigliano per la gestione di una zona del quartiere napoletano di Scampia. Marino, all’epoca 48enne, era il fratello di Gennaro Marino, detenuto in regime di carcere duro, capo dell’omonimo clan delle cosiddette “Case Celesti”, di cui Gaetano era il reggente.

L’uccisione di Marino, secondo gli investigatori, si inserisce nello scontro aperto tra le fazioni costituite dalle famiglie Abete – Abbinante – Notturno da una parte, e dall’altra quella formata dai Marino – Leonardi – Vanella Grassi, in quella che viene chiamata la ‘Faida di Scampia’ e che provocò decine di morti.

Il boss doveva il soprannome ‘Moncherino’ al fatto di aver perso entrambe le mani nello scoppio di un ordigno.

L’uccisione di Marino all’epoca suscitoò molto scalpore, sia per le modalità sia perchè avvenuto in piena estate sotto gli occhi di decine di bagnanti terrorizzati.

Morì in costume da bagno e ciabatte, crivellato di colpi davanti allo stabilimento Sirenella, dopo aver risposto a una telefonata che venne considerata ‘una trappola’ per farlo arrivare dalla spiaggia al lungomare, dove ad attenderlo c’erano i due killer a bordo di una Punto Grigia: uno scese dall’auto e a bruciapelo lo colpi’ con una pistola semiautomatica al petto e al torace e poi gli diede il colpo di grazia dietro la nuca.

Alcuni mesi prima di morire Marino era stato al centro di un caso televisivo: su Facebook lo scrittore Roberto Saviano aveva denunciato la sua presenza in prima fila al Teatro Politeama di Catanzaro durante una serata registrata e poi andata in onda su Rai 2 nel 2010, in cui aveva cantato la figlia 12enne del boss.

Erano stati gli agenti della polizia del commissariato di Terracina, ad intervenire nei pressi dello stabilimento balneare ‘Il Sirenella’, in viale Circe, alle 17 circa del 23 agosto 2012, riscontrando la presenza, sul manto stradale, del corpo, raggiunto da ben 11 colpi d’arma da fuoco e ormai esanime, del pluripregiudicato napoletano Marino, affiliato di spicco dell’omonimo clan camorristico, all’epoca coinvolto in un violento scontro all’interno dell’ala dei cosidetti ‘Scissionisti’ di Secondigliano per la gestione di una zona del quartiere Scampia denominato ‘Case Celesti’, feudo dei Marino in quel momento guidati proprio dalla vittima.

E’ stato Arcangelo Abbinante, 27 anni, il presunto esecutore materiale mentre Giuseppe Montanera, 41 anni era il componente del commando di fuoco, oltre a Carmine Rovai, 50, e Salvatore Ciotola, 55, per l’appoggio logistico. Sono loro i quattro destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Roma, su richiesta della Dda, per l’agguato che è costato la vita al boss.

Dalle indagini era emerso che al momento dell’omicidio, a due passi dallo stabilimento balneare ‘Il Sirenella’ dove si trovava Marino, c’erano una Fiat Grande Punto in doppia fila con a bordo due uomini e poco più avanti una Fiat Punto parcheggiata di traverso in viale Circe in modo tale da non consentire il passaggio.

Dalla prima vettura era sceso l’uomo che ha esploso 11 colpi d’arma da fuoco contro Marino per poi darsi alla fuga. Il conducente della seconda auto, invece, dopo avere eseguito una repentina manovra a retromarcia, che danneggiava diversi ciclomotori parcheggiati, è ripartito verso Roma.

Quest’ultima auto era stata poi ritrovata a Terracina il giorno seguente nei pressi dell’abitazione di Rovai che, pur avendo il veicolo nella sua disponibilitaà, lo aveva prestato a Ciotola. Poichè, da indagini di polizia si era scoperto che Rovai, Ciotola e il proprietario della Fiat Punto erano soggetti legati ai clan di Secondigliano, veniva intrapresa la pista investigativa secondo cui il movente era da inquadrare nella cosiddetta faida di Secondigliano tra gli ‘scissionisti’, che vedeva il gruppo degli Abbinante-Notturno-Aprea-Abete opposto alle famiglie Magnetti-Petriccione, legate al clan Vanella-Grassi.

L’analisi incrociata degli elementi probatori raccolti ha consentito di sostenere che gli occupanti della Fiat Punto, parcheggiata di traverso in Viale Circe al momento del delitto, fossero proprio Rovai e Ciotola, e di individuare, altresì, in Giuseppe Montanera (referente della famiglia Abete-Notturno) e Arcangelo Abbinante (referente della famiglia Abbinante) coloro che erano a bordo dell’altra autovettura, dalla quale era sceso l’esecutore materiale (Giuseppe Abbinante) dell’agguato, poi fuggito con il complice Montanera.

Sono proprio Abbinante e Montanera a decidere la strategia da attuare, scegliendo quale vittima predestinata Marino. Secondo chi indaga, questo delitto rientrava nella faida criminale, in atto all’epoca dei fatti, per il controllo della piazza di spaccio proprio del rione ‘Case Celesti’, feudo dei Marino.  Rovai e Ciotola, entrambi collegati al clan Abbinante, vengono scelti per fornire un supporto logistico.

 

 

 

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