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Omicidio di Genny Cesarano, c’è la sentenza di condanna: Quattro ergastoli

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Di Arnaldo Capezzuto

La famiglia di Genny Cesarano ha avuto giustizia. La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Napoli pochi minuti fa. I giudici hanno sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio dei pm della Procura di Napoli Enrica Parascandolo e Henry John Woodcock che avevano chiesto il massimo della pena per Luigi Cutarelli, Antonio Buono, Ciro Perfetto e Mariano Torre, mentre 16 anni è stata la richiesta nei confronti dell’ex boss Carlo Lo Russo, indicato come mandante dell’agguato, che ha poi collaborato con gli inquirenti.

Il giudice Alberto Vecchione ha letto la sentenza: è carcere a vita, quindi, per Luigi Cutarelli, Antonio Buono, Ciro Perfetto e Mariano Torre, componenti del commando.

I quattro sono stati i protagonisti della ‘stesa’.  Hanno chiesto perdono. Alcuni alla vigilia della sentenza hanno deciso di collaborare con lo Stato è il caso di Mariano Torre che sta riempendo verbali zeppi di particolari e dettagli.

Era notte quel 6 settembre di due anni fa. In pochi minuti, piazza Santa Maria della Sanità, all’ombra dell’omonima Basilica dove dimora San Vincenzo Ferrer scoppia l’inferno. E’ un attacco camorrista-terrorista.

Una pioggia di fuoco. Pallottole esplose all’impazzatta. Raffiche sparate sul mucchio. C’è chi scappa, chi si ripara dietro a uno scooter, chi si getta a terra, chi, invece, resta paralizzato dalla paura. Napoli come Bagdad. Proiettili conficcati, ovunque. Tracce di sangue. Auto in sosta con vetri e sportelli crivellati.

Sul selciato colpito da maledette pallottole vaganti resta accasciato Genny Cesarano appena 17 anni. Un proiettile lo centra alla schiena mentre sta scappando. E’ tragedia nera al Rione Sanità. Orrore che si aggiunge ad altro orrore. Napoli maledetta, Napoli matrigna, Napoli morente.

I suoi genitori, i parenti, gli amici giurano tra le lacrime che Genny era davvero un bravo ragazzo. Si è vero, in passato era stato accusato di un piccolo reato. E allora? La Procura di Napoli, i magistrati, gli investigatori hanno messo insieme i pezzi. Genny non c’entrava niente. Una vittima innocente di camorra, l’ennesima.

Ad ordinare la spedizione fu, secondo la sua stessa ammissione, l’ex boss Carlo Lo Russo dopo una ‘stesa’ dimostrativa messa a segno nel suo territorio di Miano e precisamente alla Don Guanella, quartiere a Nord di Napoli, dal boss rivale Pierino Esposito poi ammazzato l’anno dopo. Insomma il raid armato sotto la casa di Lo Russo fu all’origine della ritorsione al Rione Sanità dove trovò la morte Genny Cesarano che nulla c’entrava con le storiacce di camorra e malavita.

Non ha trattenuto la propria emozione il padre di Genny, Antonio, che nel processo è parte civile e assistito dall’avvocato Marco Campora. Il papà di Genny non ha mai saltato un’udienza del processo, sempre presente e disponibile.

Alla famiglia Cesarano è stata riconosciuta una provvisionale di 300 mila euro.  “Non gioisco, non c’e’ spazio per la gioia. Tutti i miei pensieri vanno a mio figlio”riflette a caldo Antonio Cesarano che ha atteso fuori dall’aula la notizia del verdetto.

Ed a  proposito dell’omertà che ha gravato sulle indagini spiega: “Questi ragazzi potevano dire qualcosa in più. Ma forse è venuta meno la fiducia nello Stato. Ora hanno ricominciato a sparare. Ma non è il caso di fare un processo al quartiere. Se succede al nord è paura , se succede a Napoli è omertà”.

Dalla morte violenta del figlio è nato un grande impegno per il rione Sanità ed a favore della legalità. Suo anche l’appello affinchè venissero installate le telecamere per la videosorveglianza nelle strade e nei vicoletti del Rione. E nel tardo pomeriggio dei fiori saranno deposti davanti al monumento di Genny eretto a pochi passi dalla Basilica di Santa Maria della Sanità.

Le belve resteranno a vita in carcere, una follia criminale che Napoli non deve dimenticare a futura memoria affinchpè un altro eccidio di camorra contro uno dei tanti innocenti non si ripeta mai più.

“Avevamo chiesto verità e giustizia per Genny. Due anni di battaglie, manifestazioni, iniziative. Oggi la verità è stata acclarata anche dalla Magistratura, nonostante i dubbi iniziali di una parte di stampa che additava Genny come appartenente a qualche clan. Spesso si sa che basta nascere in un quartiere piuttosto che in un altro per portare addosso le stigmati di camorra. La verità noi però già la conoscevamo. La giustizia dello Stato è arrivata, la giustizia vera si avrà quando verranno rimosse tutte le cause che oggi portano ancora a tragedie del genere. Grazie all’avvocato Marco Campora per avere sempre creduto alle nostre ragioni. Grazie ad Antonio, padre di Genny, che ha trasformato il suo dolore in impegno civile”. Così su Facebook il presidente della Terza Municipalità Stella-San Carlo all’Arena Ivo Poggiani.

“Viene sancito in modo definitivo che Genny Cesarano è una vittima innocente di camorra”. Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, commentando la condanna all’ergastolo dei 4  killer di Genny Cesarano.

“Non si cancella il dolore per la perdita di Genny ma questa sentenza è un passaggio di giustizia terrena importante. Il ragazzo – aggiunge de Magistris – stava giocando con amici e durante il raid altri giovani hanno ammazzato un innocente”.

A quel processo, il Comune di Napoli si è costituito parte civile “perchè siamo contro la camorra in modo netto – ricorda il sindaco -, la combattiamo e impediamo le infiltrazioni della camorra nelle istituzioni locali”.

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