Home primo piano Aggredirono un poliziotto e sua moglie nel corso di una rapina. La nipote del boss gridava: “E’ una guardia, uccidetelo”. Finiscono 8 in manette

Aggredirono un poliziotto e sua moglie nel corso di una rapina. La nipote del boss gridava: “E’ una guardia, uccidetelo”. Finiscono 8 in manette

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Di Arnaldo Capezzuto

C’è anche Monica Amato, figlia di Rosaria Pagano, esponente di spicco dell’omonimo clan camorristico egemone nella zona di Napoli nord e arrestata dalla Squadra Mobile lo scorso mese di gennaio, nonché nipote di Pietro Amato, fratello del più noto Cesare, quest’ultimo capoclan dei cosiddetti “scissionisti” di Scampia, tra i destinatari del provvedimento restrittivo che, la Squadra Mobile di Napoli, ha eseguito stamattina in merito all’aggressione subita da un poliziotto e dalla sua famiglia la scorsa estate.

L’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.l.P. del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica, riguarda la misura in carcere ed agli arresti domiciliari nei confronti di otto persone, residenti tra Napoli e l’area a Nord della città.

E’ stata una violenza assurda consumata sotto lo sguardo attonito e terrorizzato di due bambini. E quella odiosa sensazione che a Napoli possa accadere qualcosa di terribile, di brutto da un momento all’altro. E in pochi istanti ti accorgi che la vita a Napoli vale davvero poco anzi pochissimo ancora di meno se indossi una divisa e sei un servitore dello Stato per meno di 1500 euro al mese.

Il diverbio nasce per motivi di viabilità, a Mergellina, all’altezza degli chalet del lungomare partenopeo, l’auto della vittima viene affiancata e circondata da alcuni scooter con in sella numerose persone.

Uno dei mezzi, in particolare, messosi di traverso al centro della carreggiata, costrinse il conducente ad arrestare la marcia e il passeggero, dopo avere affiancato l ‘auto, apre la portiera dal lato del guidatore, minacciandolo con una pistola.

La vittima, scendendo dall ‘auto, si qualifica come appartenente alle Forze dell’Ordine, nella speranza, mal riposta, che ciò potesse dissuadere l’uomo dai suoi propositi.

Tuttavia, pur consapevole di trovarsi dinanzi ad un poliziotto, il criminale continua a minacciarlo e ad inveire contro di lui, incitato a gran voce dai suoi compagni che, nel frattempo, circondano la vittima.

Bloccano la strada, le  moto sono messe di traverso. Poi calci, pugni, scaraventano il casco contro l’automobile. Poi spunta una pistola, volteggia in aria. Lui , l’impugna ed è intenzionato ad adoperarla. Freme, gode e già si pregusta nella sua mente bacata la scena :  premere il grilletto e sparare le botte. Una, due, tre.

La vittima, tirato di peso da dentro alla sua macchina. E’ un parapiglia. La moglie dell’agente non crede a ciò che vede. Non può accadere un fatto del  genere. Svegliatemi sto solo sognando: è un incubo. Invece, è tutto vero. Tutto in diretta. Proprio così davanti a tutti, nel luogo più bello della città, più spensierato, sul Lungomare, il posto dove si ritrovano le famiglie partenopee.

Esce dall’auto, si getta sul marito. Vuole fermare quelle bestie. Un gesto per farli ragionare, renderli umani. Vuole proteggere, il suo uomo, suo marito, il padre dei suoi figli.

La violenza non si ferma anzi prende più vigore. La colpa di tutto questo, di questa ‘tarantella’ è proprio del poliziotto che non si è fatto  i cazzi suoi. Le regole di ‘miezz a via’ le deve rispettare anche chi indossa la divisa.  Il bastardo di agente ha sbagliato perchè ha resistito, ha reagito, mettendo in dubbio il potere criminale.

Ecco un nuovo raid. L’automobile viene presa di mira: calci, pugni, ma a bordo ci sono i figli dell’agente, due bambini piccoli che tra le lacrime e con il volto bianco dalla paura non capiscono cosa stia accadendo.

Nel branco ci sono due donne – una appartiene alla nota famiglia camorristica degli Amato-Pagano, gli scissionisti di Scampia – che incitavano i guaglioni alla violenza e ordinavano: “E’ una guardia, uccidetelo”.

Sembra la scena di una fiction tipo ‘Gomorra’ invece è quello che è sta accadendo. E’ il 26 giugno, da 5 giorni è estate. A Mergellina si sente il clima della bella stagione. E’ il cuore della Movida, ci sono i locali che pullulano di gente. E’ bella Napoli, Italia, Europa.

Oggi sono stati arrestati i colpevoli di quel raid: due in carcere e sei ai domiciliari. E’ una sequenza lucida e violenta quella ricostruita dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli diretti da Luigi Rinella.

Una sequenza messa in atto da un branco composto quasi interamente da ventenni, ma non solo, proveniente dall’area a nord di Napoli, che per una banalita’ hanno messo in atto un vero e proprio pestaggio.

L’inaudita violenza finisce solo quando uno dei componenti della banda, chinatosi sulla vittima ormai inerme, riuscì a strappargli con violenza l’orologio dal polso, dileguandosi, poi, con i suoi complici nel traffico del lungomare.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile e brillantemente coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli hanno consentito di giungere alla individuazione dei responsabili della brutale aggressione tramite un accurato screening dei numerosi veicoli presenti al momento e nel luogo dell’aggressione, un’attenta valutazione delle dichiarazioni testimoniati delle persone presenti al momento del fàtto e la visione dei filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona.

Le attività investigativedocumentato il modus operandi del “branco”, che dai luoghi di residenza, in gruppo, si sposta in una delle zone della movida napoletana, per realizzare azioni efferate ed arroganti, fuori dal loro abituale territorio, individuando le vittime di azioni predatorie e portandole a termine con l’uso di inaudita violenza che non si ferma neanche di fronte a minori terrorizzati.

Il tutto in una delle zone della Movida napoletana, Mergellina, all’altezza degli chalet del lungomare partenopeo, tra la folla, anche se nessuno e’ intervenuto.

E’ li’ che lo scorso 26 giugno in otto arrivano e con le loro moto bloccano la strada. Il poliziotto chiede di passare ma loro mettono di traverso una moto che impedisce ancora di piu’ la circolazione. E’ allora che l’agente decide di qualificarsi ed e’ allora che scatta la violenza. Iniziano a colpirlo con calci, pugni, con il casco.

In prima linea c’e’ Maurizio Pomo, 43 anni, armato, con precedenti, considerato il leader del gruppo. La moglie dell’agente interviene ma viene colpita anche lei.

C’e’ poi Donato Belardo, incensurato, 22 anni: colpisce con il casco, piu’ volte, e rapina un orologio al poliziotto, un ricordo del padre.

Ed ancora, nel branco anche Monica Amato, 29 anni: e’ la figlia di Rosaria Pagano, esponente di spicco dell’omonimo clan e arrestata dalla Squadra Mobile lo scorso gennaio, ed è nipote di Pietro Amato, fratello del piu’ noto Cesare, quest’ultimo capoclan dei cosiddetti ‘scissionisti’ di Scampia.

Quando capisce che la vittima è un poliziotto, insieme all’altra donna presente, Concetta Madonna, incensurata, non fa che urlare di ucciderlo.

“Spaventa la violenza e l’arroganza del branco che non si è fermato nemmeno davanti ai figli piccoli del poliziotto. L’orologio, oggetto della rapin diventa il trofeo di un’azione violenta portata fino in fondo nonostante, oltre al poliziotto ci fosse anche una donna e i minori, figli dell’agente, che erano terrorizzati”. Così Luigi Rinella, Capo della Squadra Mobile di Napoli.

E’ solo dopo la rapina, che il branco ‘si calma’. Ed e’ allora che scattano immediatamente le indagini. “Ci siamo messi nei panni di un comune cittadino che attraversa la movida e incontra un branco”, ha spiegato il capo della Squadra Mobile

Una indagine condotta grazie allo screening dei veicoli, i sistemi di videosorveglianza, e anche con la denuncia di una lite che uno degli aggressori, Belardo, ha fatto per provare a tutelarsi.

“E’ un fatto grave, emblematico di cosa è la movida napoletana e di cosa accoglie nel suo ventre – ha sottolineato in conferenza stampa il questore di Napoli, Antonio De Iesu – E’ un fenomeno difficile da gestire, complesso. E noi volevamo dare un segnale ai branchi che invadono la città, anche armati”.

 

 

 

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